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Sulle tracce della storia – 18 Gennaio 2019 classi IV AT – IV BT – IV P

Il giorno 18 Gennaio 2019 le classi IV AT, IV BT e IV P, nell’ambito del progetto “Sulle tracce della storia” proposto  dalle rispettive  docenti Francesca Persini, Patrizia Lucangeli  e Maria Adele Mariotti,  hanno  partecipato ad  un’esperienza didattica molto  intensa e particolare, di grande valore formativo.

 Guidati da un dottore di  ricerca in storia contemporanea, dott. Marco Labbate, gli studenti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con dei documenti reali, acquisiti tramite l’Archivio di Stato, relativi a cittadini ebrei italiani perseguitati nel nostro Paese durante gli anni  in cui furono emanate le leggi razziali. Dall’analisi dei documenti, attraverso una minuziosa indagine dei dati, dei riferimenti e delle informazioni, hanno ricostruito le storie di vita delle persone in oggetto. Applicando il metodo della ricerca, hanno imparato come lavora lo storico e contemporaneamente hanno avuto un’occasione di accesso diretto  ad una pagina particolarmente scabrosa della storia del Novecento.

I ragazzi hanno partecipato a questa esperienza con slancio e con grande impegno; si sono organizzati, si sono dati un metodo per procedere, si sono fatti delle domande ed insieme hanno cercato risposte attendibili. Un laboratorio stimolante, che li ha visti partecipi e protagonisti, come veri  detectives …sulle tracce della storia.

Cogliamo l’occasione per ringraziare il Dott.Marco Labbate per l’accurato lavoro di preparazione dei materiali,  per la disponibilità  dimostrata e per aver saputo guidare con grande competenza   gli studenti in questo primo approccio con i materiali d’archivio

“C’è la storia, poi c’è la vera storia, poi c’è la storia di come è stata raccontata la storia. Poi c’è quello che lasci fuori dalla storia. Anche questo fa parte della storia”. (Margaret Eleanor  Atwood)   Ci siamo chinati su dei fogli, stamattina. Erano grigi come il cielo fuori dalla finestra. Sembravano capitati per caso, in quest’aula; anonimi, a disagio e fuori luogo, come viaggiatori sconosciuti in una sala d’aspetto, e come tutti i viaggiatori ansiosi di tornare a casa, nelle loro cartelle, negli scaffali, negli archivi che li ospitano da ormai ottant’anni. Pagine scritte con i pennini di una volta, alcune con una grafia svolazzante e piena di speranze, in altre  invece incerta e tremante, faticosa, arresa. Pagine dattiloscritte nel grassetto burocratico degli atti ufficiali, che hanno la voce grossa anche nei fogli. Curricola, suppliche, telegrammi, comunicazioni asettiche, lettere, pagine di diario, notifiche, denunce, verbali, multe… Da quei fogli, piano piano, è scivolata fuori la polvere del tempo, che ha la luminescenza di tutto ciò che è stato attraversato dalla vita e che sembra danzare nell’aria, lievemente,  e poi prendere forma.  Si è formata una scia di frammenti e detriti e residui, di pieghe inesplorate, di bordi strappati prima di trovare una piega  definita e si è accesa una luce su piccoli cosmi che i i riflettori della storia non hanno mai  illuminato.  Nomi e cognomi di uomini e donne, anziani e giovanissimi, storie, suppliche, speranze. Silenzi improvvisi e disperate ricerche di chi a quei silenzi non voleva arrendersi. Umani troppo umani, Gaddo, Evelina, Arturo, oggi spaesatamente insieme;  sconosciuti nella vita l’un l’altro, eppure ora uniti da un minuscolo filo dello stesso colore. I ventitré anni di Gaddo, studente ebreo goriziano che fugge sperando che l’armistizio e gli alleati lo avrebbero salvato dalle persecuzioni . La maturità e  le ore libere finalmente  regalate dalla pensione  che la raffinata e colta professoressa  Evelina, da sempre  orgogliosamente fascista,  avrebbe dedicato alle letture, lei  che amava la lingua francese così  tanto da averne fatto la sua professione. E Arturo, ormai settantenne,  dalle solide  radici famigliari che ci portano fino alle guerre d’indipendenza, sicuro e appagato nel benessere opulento  del proprietario terriero, simpatizzante fascista, italiano e borghese fino all’ultima goccia di sangue. Anzi, fino alla penultima: perché nell’ultima fu trovata traccia di ebraismo e da quella e per quella ebbe inizio  la sua sventura. Abbiamo incontrato le loro storie, che la Storia ha interrotto. Le loro vite inciampate nel delirio di quegli anni. I progetti che sono diventati fumo, i sogni che sono diventati  ricordi, gli amori che sono stati trasformati in lancinanti addii. L’angoscia dei destini illogici, l’impotenza davanti al sopruso del potere, la discriminazione che si fa legge, la legge che diventa ingiustizia.   Anche questo fa parte della storia.

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